believe.
'so when you’re lost and you’re tired,
when you’re broken in two
let my love take you higher,
cause i still turn to you
I still turn to you'

"

Tu sei un po come Ed Sheeran e tutte le sue canzoni.
Tu sei come ‘Give me love’ o ‘Cold Coffee’.
Tu, infatti, sei proprio come l’odore del caffè alla mattina o come l’odore delle lenzuola appena lavate.
Tu sei addirittura meglio del mare di notte. Sai, assomigli tanto alla felicità, e allora che ne pensi di fermarti qui con me?
Magari potremo andarci insieme al concerto di Ed Sheeran e tenerci per mano mentre io ho legata intorno alla testa la sua fascia e canto a squarciagola la nostra canzone.
Magari poi potremmo dormire insieme, fare l’amore per tutta la notte e svegliarci il mattino dopo l’uno sopra l’altro. E che ne dici di andare al mare poi? Si, per favore, portami al mare e abbracciami da dietro baciandomi il collo. E correremo sulla sabbia ridendo come due pazzi innamorati e torneremo a casa e ci faremo un bel bagno caldo mentre fuori fa un freddo cane e faremo l’amore ancora e ancora.
Sai, tu sei molto meglio di qualunque altra cosa. Assomigli proprio all’amore della mia vita.

(Rumorosilenzi.)

"
-Rumorosilenzi (via rumorosilenzi)

July 13th / 290 notes











Amo i concerti perché, qualsiasi band tu vada a vedere, trovi sempre gli stessi tipi di persone. Ci son quelli che il mattino prima son davanti ai cancelli nei sacchi a pelo e quelli che se arrivano a concerto iniziato è già tanto. Quelli che accompagnano l’amico e conoscono solo le canzoni più famose, quelli che sono fan da poco e se lo tengono per sé perché han paura di sfigurare, quelli che con quei brani ci son cresciuti e non c’è parola che non ti sappiano cantare. Quelli che si presentano sfoggiando le maglie della band più belle che hanno e, credetemi, ci han messo un secolo a scegliere quella giusta, quelli che la sera prima si son divertiti a farsene una da soli, quelli che si presentano con t-shirt di altri gruppi e un gran sorrisone stampato in faccia, quelli che la maglia se la comprano in fila - a diciotto euro: dieci se hai capacità di persuasione! - e si cambiano pure davanti a tutti perché tanto con quelle gente ci dovrai condividere anche il sudore. Quelli che se li son già visti un milione di volte e han tanti aneddoti da rifilare, quelli che per loro è la prima volta e non vedono l’ora di poterlo raccontare. Quelli che ormai sono esperti e si buttano nella mischia come se fosse una fottuta piscina, quelli che non hanno mai visto tanta calca e si tengono a debita distanza. Quelli che son troppo timidi e in fila non riescono a socializzare, quelli che son rompicoglioni e in coda si fan sempre riconoscere. Quelli che si ritrovano a parlare con gente mai vista prima e si dimenticano di chiedere i nomi da cercare su facebook, quelli che chiedendoti l’amicizia dopo la prima battuta han già concluso tutto. Quelli che si son portati persino le carte con cui giocare e quelli che in tasca c’han solo il cellulare, ma va bene comunque, che qualcosa da fare lo si trova sempre. Quelli prudenti che si son portati ombrelli, k-way e cappelli, quelli che han madri prudenti che però non ascoltano e si ritrovano pieni zeppi di pioggia o ustionati da far schifo.Quelli che a mezzogiorno tirano fuori i pennarelli indelebili e quelli a cui il tatuaggio in onore della band basta e avanza. Quelli che sorridono davanti ai fotografi e quelli che si nascondono dietro una mano. Quelli che son troppo bassi e non riescono nemmeno a fotografare la gente dietro, quelli alti due metri che sorridendo ti prendono la macchina fotografica e fanno le foto al posto tuo. Quelli che controllano ogni tre minuti il biglietto e quelli che scrollano le spalle perché già ce l’hanno in mano. Quelli che ti riempono di gomitate quando aprono i cancelli e quelli che si tirano indietro per non farti male.Quelli che alla fine ti menano lo stesso, perché col cazzo che ti lascio il posto! Quelli che il concerto se lo guardano in uno schermo e quelli che se lo godono senza macchine fotografiche ad occupare la visuale. Quelli che si stringono contro la transenna e non la lasciano un secondo, quelli che si ritrovano in mezzo alla bolgia e s’aggrappano alla prima spalla che trovano. Quelli che si sentono male e si allontanano un po’ dal palco, quelli che stringono i denti e resistono fino in fondo. Quelli che chiamano il migliore amico rimasto a casa con la febbre - che poi, se fosse stato per lui, sarebbe venuto lo stesso - per fargli vivere la sua canzone preferita a distanza di mezzo stato, quelli che il migliore amico ce l’hanno vicino e tirano gomitate pure a lui, perché è giusto così. Quelli che piangono per quasi tutto il concerto e quelli che non lasciano trasparire un’emozione, ma dentro esplodono comunque. Quelli che urlano a squarciagola e quelli che preferiscono tacere. Quelli che, alla fine, si mettono le mani fra i capelli e continuano a ripetere “non ci posso credere, non ci posso credere”, quelli che si abbracciano, quelli che si baciano, quelli che si sorridono. Quelli che si parlano da una parte all’altra dello stadio e quelli che ridendo si fanno i cazzi loro. Quelli che vanno subito a fare la scorta di bottiglie d’acqua e quelli che si fiondano senza tante cerimonie dallo store ufficiale. Quelli che si salutano e quelli che si ritrovano. Quelli che fotografano e quelli che guardano. Siamo tanti e siamo diversi, ve lo concedo, ma quando il concerto finisce siam tutti uguali:siamo quelli che camminano piano, l’uno accanto all’altro, con l’assurda voglia di ricominciare tutto da capo, subito. Siamo quelli che si sorridono in mezzo al casino, anche se non si conoscono, e si dicono “grazie, perché quello che ho provato stanotte lo sai solo tu”.

June 10th / 19 notes